L’alchermes, l’elisir di lunga vita di origini fiorentine

Alchermes. Questo nome un po’ particolare, deriva dalla lingua araba “al-qirmiz” ossia verme. Sì sì, proprio un insetto molto vicino alla famiglia delle cocciniglie che, essendo commestibile, dopo un processo di lavorazione veniva, e viene utilizzato, per le colorazioni alimentari.

L’alchermes arrivò in Italia grazie agli Spagnoli che avevano a loro volta acquisito la ricetta dal popolo arabo. Si diffuse a Firenze, durante il periodo dei Medici che ne erano grandi estimatori, tanto da essere definito come l’elisir di lunga vita. All’inizio veniva prodotto dalle suore fiorentine dell’Ordine di Santa Maria dei Servi. La produzione, agli inizi del cinquecento, passò anche ai frati di Santa Maria Novella e quelli della Certosa. Poi, quando Caterina dè Medici sposò il Re di Francia Enrico d’Orléans , esportò l’alchermes oltralpe, che divenne così conosciuto come il liquore dei Medici.

L’attuale ricetta venne formulata nel 1743 da Cosimo Bucelli, all’epoca direttore dell’Officina di Santa Maria Novella, che lo produce ancora nella caratteristica bottiglia in vetro.

Il fatto che la colorazione dell’Alchermes provenisse da estratto di un insetto, portò in seguito a uno scarso utilizzo del liquore. 

Viene utilizzato però come ingrediente fondamentale di alcuni dolci tipicamente fiorentini, come la zuppa inglese, le pesche, il rotolo al cioccolato o alla crema e anche per le raviole bolognesi.