Non me ne vorranno gli amici liguri di questo pesto, che non ho chiamato volutamente alla genovese perché sicuramente sarebbe, in paragone, come definire una braciolina all’olio, bistecca alla fiorentina…

Quindi l’ho chiamato “il pesto con il basilico dell’Antonellina” perché ho utilizzato il basilico che ho seminato io.

Mi è toccato seminarlo due volte… la prima volta me l’hanno fatto fuori le lumache. E siccome non volevo usare il lumakill, ho provato prima con la birra, ma non è servito a niente, poi con la cenere. Il mio pesto quindi è quanto meno biologico.

Non l’ho fatto con il mortaio… ma con il frullatore. Lo so… non si deve. Ma non l’ho mica chiamato alla Genovese!

Quindi ho preso un etto circa di foglie di basilico, gr. 80 di pinoli, due spicchi d’aglio a cui ho tolto l’anima, qualche chicco di sale grosso, e olio d’oliva. Ho frullato tutto e l’ho surgelato in piccolissimi barattolini da due porzioni.
Il parmigiano ce l’aggiungo quando lo utilizzo, altrimenti prende il rancido.